XXVI
Festival
Internazionale
di
narrazione
Arzo
20–23 agosto
2026
Journal

27 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Attraversamento
di Elisabeth Sassi

27 Agosto 2026
Arianna Gamba
Mettetevi (s)comodi
Testo conclusivo del laboratorio "Sguardi sul teatro"

27 Agosto 2026
Linda Jam
Per sempre nella narrazione
Testo conclusivo del laboratorio "Sguardi sul teatro"

27 Agosto 2026
Maddalena Muscionico
Il patto della rimembranza
Testo conclusivo del laboratorio "Sguardi sul teatro"

27 Agosto 2026
Noemi Gobbi
Proiezione sul futuro
Testo conclusivo del laboratorio "Sguardi sul teatro"

23 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Laboratorio di critica teatrale
Introduzione, di Elisabeth Sassi

23 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Allenare lo sguardo
Un esercizio a partire dagli oggetti di scena presenti nello spettacolo El pacto del olvido di Sergi Casero Nieto.

22 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Esercizi di scomodità
Tre esercizi a partire da Kamikaze, spero che vada meglio dell'ultima volta, di Giulio Santolini e Daniele Boccardi

22 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Collezionare spiragli
di Linda Jam

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 1
Maschera bianca realizzata in cartapesta, a forma di gatto, con disegni fatti a pennarello in rosso, blu, arancione, azzurro, verde, viola, giallo e marrone.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 2
Matita pastello di marca Caran d’Ache, rivestita di rosso; lunghezza di circa 10 cm.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 3
Foglio A4 a quadretti ripiegato 3 volte. La pagina è coperta di scritta in penna biro blu.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 4
Acchiappasogni in legno flessibile e cotone, piume d’uccello e perline nere e marroni.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 5
Spezzone di pellicola negativa proveniente da una macchina fotografica analogica “Kodak”.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 6
Ventaglio senegalese.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 7
Involucro di carta con la grafia di mia nonna, all'interno un bottone rotondo in legno.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 8
Doppio specchio tascabile.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 9
Genevieve Makaping, Traiettorie di sguardi

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 10
Centrino ricamato a mano.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 11
Strumento a sonagli in legno e metallo.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 12
Schiaccianoci in legno e metallo con noce.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 13
Un tram che si chiama Desiderio" di Tennessee Williams. Tempo immemore.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 14
Penna di corno. Regalo di compleanno dell'anno scorso.

21 Agosto 2026
Sguardi sul teatro
Immagine 15
Post-it con Panda. Regalo della dolce metà.

1 Settembre 2025
Fabio Sebastiani
La Responsabilità di Raccontare: L'Incontro tra Tindaro Granata, Nicola Borghesi e Enrico Baraldi
Due percorsi artistici, due spettacoli differenti, un unico, fondamentale interrogativo: come si porta sul palco la storia di chi non ha la libertà di poterci andare da solo? Questo è il quesito che ha animato l'incontro, in un confronto tra gli artisti di "Vorrei una voce" e di "La zona blu", due lavorii lavori che indagano la questione etica del dare voce a chi non ce l'ha.

28 Agosto 2025
Carola Fasana
IL SUICIDIO ADOLESCENZIALE NON PUÒ PIÙ ESSERE UN TABÙ - Her e le due facce della fragilità di Naya Dedemailan
Domenica 24 ad Arzo, in corte Solari, Naya Dedemailan, drammaturga e performer di Her e le due facce della fragilità e Federica Giudici, direttrice della cooperativa Baobab attiva in Ticino, si sono confrontate sul tema del suicidio giovanile, perché ogni anno in Svizzera 1000 persone, il corrispettivo di 2 aerei intercontinentali pieni, di cui un’altissima percentuale è rappresentata da ragazzi, si tolgono la vita.

26 Agosto 2025
Carola Fasana
LA BAMBINA NUOVA DENTRO DI NOI
Marta Zotti porta ad Arzo “Ida e la bambina nuova”, una storia che, anche se pensata per un pubblico bambino, parla proprio a tutti. Infatti, c’è una bambina nuova dentro ognuno di noi che grida quello che a volte non riusciamo a dire e, mentre noi non troviamo le parole giuste, lei esplode in un fiume di parole senza riflettere sulle conseguenze.

25 Agosto 2025
Fabio Sebastiani
Slow motion - Mondi che si attraversano
"Slow motion" è la restituzione di un laboratorio teatrale che ha coinvolto migranti e residenti, guidato dalla regista Magali Tosato. Lo spettacolo affronta temi come la quotidianità in un centro di accoglienza e la ricerca universale di un luogo da chiamare casa. Il progetto, sostenuto dalla Commissione federale della migrazione e da altri enti, si rivela un esempio potente di come il teatro possa diventare un ponte di connessione e un'occasione di crescita personale per tutti i partecipanti.

25 Agosto 2025
Carola Fasana
ERAVAMO TUTTI IN PERICOLO PRIMA E ORA, ANCORA DI PIU’
Nel pomeriggio del 1° novembre 1975 Pasolini rilasciò a Furio Colombo un'intervista di cui pensò anche il titolo: “Siamo tutti in pericolo”, il 23 agosto 2025 ad Arzo è andato in scena uno spettacolo con lo stesso titolo di e con Claudia Caldarano e Sandro Pivotti.

23 Agosto 2025
Fabio Sebastiani
A volo d’angelo - Tra macerie e memorie, il Tour di un sopravvissuto
Si apre la XXV edizione del Festival internazionale di narrazione con "A volo d'angelo" di Federica Cottini con Michelangelo Canzi. Un potente monologo che attraversa i frammenti di vita di un sopravvissuto bosniaco alla guerra civile in ex-Jugoslavia; ponendo al contempo una riflessione sul potere della memoria in relazione al presente.

30 Agosto 2024
Carola Fasana
“Hamelin” – la magia delle storie
Uno spettacolo di Tonio de Nitto con il camaleontico Fabio Tinella incanta adulti e bambini creando un ponte tra il passato e il presente e ci ricorda l'importanza dell'arte in momenti bui.

27 Agosto 2024
Carola Fasana
“Un mostro di acciaio” mascherato da progresso
"Ilva Football Club" è la storia di una città, di una squadra di calcio, di una famiglia e, in un certo senso, di un Paese che ci piace pensare non esista più e, invece, rimane.

26 Agosto 2024
Giacomo Stanga
Un vento comune: teatro e anarchia
Durante l’incontro in Corte dei Miracoli si è parlato di teatro e di anarchia, ripercorrendo lo spettacolo «Umanità nova. Cronaca di una mancata rivoluzione» con Giuseppe Carullo, Cristiana Minasi ed Edy Zarro.

25 Agosto 2024
Carola Fasana
“Kakuma Fishing in the desert” - un nowhere, da qualche parte, mentre il mondo dorme.

24 Agosto 2024
Giacomo Stanga
È Shakespeare, it’s ok (?)
«Lei Lear», di Chiara Fenizi e Julieta Marocco (Muchas Gracias Teatro), parte dalla tragedia shakespeariana per interrogare il pubblico sulle storie che è abituato a vedere e sulla possibilità di riscriverle.

23 Agosto 2024
Giacomo Stanga
Come una specie di vertigine. Libertà e autodeterminazione tra Calvino e attualità
Come una specie di vertigine. Il Nano, Calvino, la libertà, di Mario Perrotta, ha aperto la ventiquattresima edizione del Festival internazionale di narrazione di Arzo. Poche ore prima di andare in scena, l’attore ha dialogato con Natalia Proserpi sul senso della sua riflessione sulla libertà, sui modi di scrivere teatro partendo dalla letteratura e sulle domande che hanno ispirato il monologo.

14 Agosto 2024
Giacomo Stanga
Inarrestabile è la notte
Al via la XXIV edizione del Festival internazionale di narrazione, tra viaggi nel tempo, nello spazio e riflessioni collettive

26 Agosto 2023
Carola Fasana
“Esercizi di fantastica” per volare con l’immaginazione
"Esercizi di fantastica" interpretato da Elisa Canessa, Federico Dimitri e Francesco Manenti è un manuale visivo e performativo che ricorda agli adulti di guardare il mondo con lo stupore incantato di un bambino e che incoraggia i bambini ad avventurarsi in una dimensione magica con gli occhi ben aperti.

23 Agosto 2023
Carola Fasana
“IO. NOI. GLI ALTRI”
“Posso iniziare?” Così si rivolge al pubblico Nicola Borghesi dal fondo della Corte Solari. Cammina in mezzo alle sedie, sale sul palco, li osserva uno per uno. Sono tante navi separate, non un mare nero compatto. Tanti “io” seduti lì, uno di fianco all’altro.

22 Agosto 2023
Giacomo Stanga
Cosa si dice, come lo si dice: Frosini e Timpano tra scrittura, forma e contenuti
In scena sabato sera con "Gli sposi. Romanian tragedy" e domenica pomeriggio con "Carne", Elvira Frosini e Daniele Timpano hanno incontrato il pubblico del Festival alla corte dei Miracoli, condividendo alcuni dettagli dei loro lavori e parlando, più in generale, di teatro e di narrazione.

20 Agosto 2023
Giacomo Stanga
La morbidezza dell’asfalto: resoconto dell’incontro «il teatro e il carcere»
Riflessione sull'incontro «Storie così grandi» e sugli spettacoli che, in questa edizione del Festival, portano in scena direttamente l'ambiente carcerario (in particolare House we left, Il colloquio e Sguardi a confronto)

20 Agosto 2023
Carola Fasana
“Che cos’è la drammaturgia oggi?”
Chicco Dossi e Simone Tudda, Nicola Borghesi della compagnia Kepler-452, Matteo Luoni e Alan Alpenfelt del progetto Luminanza sul palco della Corte dei Miracoli si sono confrontati con la fatidica domanda “che cos’è la drammaturgia oggi?” posta da Sofia Perissinotto. La drammaturgia può essere un veicolo a cui si ricorre per indagare un’ossessione e trasformarla in un testo, oppure un qualcosa di cui fidarsi e che va rispettato, oppure ancora una modalità per riflettere sulla barriera linguistica in una terra di confine.

18 Agosto 2023
Giacomo Stanga
«È tutto vero»: il mondo visto (quasi) dormendo
A dialogo con Vittorio Ondedei, che giovedì notte ha presentato lo spettacolo "Ho sonno. Il mondo ad occhi chiusi", un monologo liminare tra coscienza e incoscienza accompagnato dalle musiche di Giulio Escalona.

16 Agosto 2023
Giacomo Stanga
Vedersi di fronte
Al via la ventitreesima edizione del Festival Internazionale di Narrazione di Arzo

27 Agosto 2022
Carola Fasana
A dialogo con Irene Serini e Caterina Simonelli: “uno spettacolo in cui tutto è svelato.”
Sabato 20 agosto, nella Tenda Bianca, Irene Serini porta in scena Abracadabra – incantesimi di Mario Mieli [#studio3] in un continuo gioco tra dentro e fuori dalla vita del poeta, attivista, filosofo, attore. È rappresentata sia la difficile e profonda ricerca di Mieli sia quella dell’attrice in un sottile equilibrio tra le due personalità, dettato da momenti di vicinanza e di fusione.

23 Agosto 2022
Carola Fasana
Maniaci d'Amore: un teatro di desiderio, condivisione e comunicazione
Con lo spettacolo Siede la terra. Fenomenologia della pettegola, sabato 20, in compagnia di Luciana Maniaci (Teresa) e Franceso d’Amore (Clarice) siamo catapultati a Sciazzusazzu di Sopra. Un mondo in cui ci sono: i buoni e i cattivi, chi profuma e chi puzza, quelli che si comportano secondo le regole e chi invece va fuori dal tracciato, chi va elogiato e chi va condannato, chi è normale e chi è strano, etc.

23 Agosto 2022
Giacomo Stanga
Storie di uomini e topi
Alcune note scaturite dall’incontro tra la compagnia Usine Baug, autrice di «Topi. A vent’anni dal G8 di Genova 2001», Angelica Lepori, sociologa e parlamentare ticinese, e il pubblico del Festival Internazionale di Narrazione, incontro moderato e concluso con un’interessante rassegna bibliografica proprio dal presidente del Festival Marco Mona.

23 Agosto 2022
Carola Fasana
Laboratorio con Ireni Serini e Caterina Simonelli: "Qual è secondo voi la differenza tra maschi e femmine?"
Venerdì 19 agosto, nella palestra di Arzo, le registe, drammaturghe e attrici Irene Serini e Caterina Simonelli hanno tenuto il laboratorio per adulti/e EveryBody, rivolto in particolare a chi opera in ambito educativo. Quattro ore intense in cui sono state sviscerate individualmente, ma insieme nel gruppo, e sentite sulla pelle, attraverso il medium del corpo, delle tematiche fondamentali inerenti all’identità di genere.

21 Agosto 2022
Giacomo Stanga
«Dare qualche strumento per capire» : conversazione con Alessandro Sesti su Ionica
Andato in scena venerdì sera, «Ionica» di Alessandro Sesti racconta una storia di ‘ndrangheta e di giustizia da un punto di vista peculiare, ed è il frutto di un lavoro di ricerca sul campo che ha profondamente segnato l’attore: ne abbiamo discusso insieme per avere qualche dettaglio sull’origine dell’idea, su come è stato possibile realizzarla e sull’effetto che quell’esperienza diretta ha avuto sulla costruzione dello spettacolo.

21 Agosto 2022
Carola Fasana
"Più che teatro": dialogo con Nicole & Martin
Venerdì 19, della ventiduesima edizione del Festival, nella suggestiva tenda bianca all’entrata del paese, bambini, bambine e famiglie sono stati trasportati nel magico mondo agreste della Germania dell’est di Il pescatore e sua moglie. Sabato il pubblico viene catapultato nel mondo incantato del patrimonio slavo con Wassilissa. E ancora, domenica, con i Musicanti di Brema i piccoli spettatori e le piccole spettatrici seguono i suonatori in un viaggio fortemente simbolico fino alla città di Brema.

20 Agosto 2022
Giacomo Stanga
Deus est machina?
Nel pomeriggio di venerdì Laura Curino e Beatrice Marzorati, le due attrici in scena nello spettacolo «Big Data B&B», hanno incontrato il pubblico del Festival alla Corte dei Miracoli, con la mediazione della professoressa Roberta Carpani (Università Cattolica di Milano).
Oltre al tipo di lavoro intrapreso e alle numerose collaborazioni che si sono rese necessarie per affrontare un argomento di tale portata, si è parlato del senso del teatro, della commistione di linguaggi (tra scienza, latinorum e Goldoni) e di quanto sia sempre più facile – e divertente – fare i cattivi.
17 Agosto 2022
Giacomo Stanga
Che basta un colpo di vento per
Al via la ventiduesima edizione del Festival Internazionale di Narrazione di Arzo

23 Agosto 2021
Giacomo Stanga
Una parola, un’immagine
Con Marco D’Agostin, autore e interprete di «First Love», si è parlato anche di scambio culturale tra danza contemporanea e teatro di narrazione. In dialogo con Nunzia Tirelli, coreografa e danzatrice, un piccolo approfondimento sul rapporto tra voce e corpo, sul dialogo tra sport e creazione artistica e sulla relazione che si crea con il pubblico durante lo spettacolo.

22 Agosto 2021
Giacomo Stanga
La scimmia siamo noi
Sabato sera il pubblico del Festival ha avuto il piacere di ammirare «La Scimmia», una riflessione sulla natura umana mediata da un grottesco personaggio da commedia, un essere ibrido che ci porta a interrogarci sulle nostre scelte e sulla nostra – attiva o meno – partecipazione alla narrazione dominante. Alcune riflessioni sull’incontro tra Giuliana Musso, attrice e autrice dello spettacolo, e Sofia Perissinotto.

21 Agosto 2021
Giacomo Stanga
Un teatro all'ascolto
Avviato nel novembre del 2020 in collaborazione con il Telefono Amico Ticino e Grigioni Italiano, il progetto «Pronto? Io ci sono» della compagnia Grande Giro ha esordito al Festival di Narrazione, portando sul palco storie, esperienze e racconti legati alla nascita e all’attività del presidio telefonico 143. Un breve approfondimento, in conversazione con attore e attrici, sui metodi di lavoro e sul rapporto tra il teatro e la realtà.

20 Agosto 2021
Giacomo Stanga
Nel nome di quale padre?
Mario Perrotta, qualche ora prima di aprire la ventunesima edizione del Festival di Narrazione, ha dialogato con Laura Di Corcia per approfondire il lavoro di ricerca – non solo teatrale – che ha portato alla scrittura e alla messa in scena di «Nel nome del padre» e, dalla riflessione sulla genitorialità e sui rapporti sociali che la circondano, sono emersi molti sintomi di disfunzionalità (non solo individuali, anzi) e qualche sincero messaggio di speranza.

1 Settembre 2019
Mara Travella
Incontrarsi su di un palco
Intervista agli attori che hanno portato in scena Thioro. Un cappuccetto rosso senegalese, una coproduzione Teatro delle Albe, Ravenna Teatro, Accademia Perduta, Romagna Teatri, Ker Théatre Mandiaye N'Diaye

1 Settembre 2019
Mara Travella
Raccontare «rimanendo sul confine»
Intervista con Stefano Beghi e Marco Prestigiacomo, voce e musica di due spettacoli – Rimanendo sul confine. Ovvero: la volta che rincorsi il fante di cuori e Simplon (Produzione KaraKorum teatro) – ospiti alla ventesima edizione del Festival.

1 Settembre 2019
Mara Travella
Storia di una ragazza eccezionale
Intervista a Monica Ceccardi a proposito de Il taccuino di Simone Weil, spettacolo preserale andato in scena ieri al cortile della Contessa.

31 Agosto 2019
Mara Travella
Le Clarisse che potremmo essere
Intervista a Marta Cuscunà e Marco Rogante su La semplicità ingannata, andato in scena ieri sera alla Cava Broccatello.

3 Settembre 2018
di Mara Travella
Questa è la bella vita che ho fatto
Una trilogia chiamata Terra Matta. Una voce, una sedia. Stefano Panzeri sulla scena non ha nient’altro, perché il resto è riempito dalla storia di Vincenzo Rabito, un bracciante siciliano semianalfabeta, autore di un’autobiografia tanto lunga e intensa da essere divisa in tre momenti (1899 – 1918; 1918 – 1943; 1943 – 1968).

2 Settembre 2018
di Mara Travella
L’idea un po’ scanzonata di fare il cantastorie
Dopo lo spettacolo l’attore ci ha raccontato un po’ di quello che sta dietro «Transumanze»: le passioni, gli intenti, le ricerche da cui nasce questo spettacolo.

1 Settembre 2018
di Mara Travella
«Io mi rinasco»
Abbiamo fatto una chiacchierata con le cinque voci – quelle di Francesca Cecala, Miriam Gotti, Barbara Menegardo, Ilaria Pezzara, Swewa Schneider – protagoniste di Piccolo canto di resurrezione, della compagnia Associazioni Musicali si cresce, andato in scena ieri sera all’OSC di Mendrisio. Si è cercato di capire come è nato lo spettacolo, che importanza ha il canto e perché l’urgenza di parlare oggi di resurrezione.

1 Settembre 2018
di Mara Travella
A suon di violoncelli
Una breve intervista con Milo Ferrazzini, uno dei membri del gruppo TheXcellos
-
23 Agosto 2018
Conferenza stampa
Questa mattina alle 11:00 si è tenuta a Mendrisio la conferenza stampa del nostro Festival, un incontro che ha l’obiettivo di dare un’idea di quello che accadrà da giovedì 30 agosto a domenica 2 settembre ad Arzo.
Mettetevi (s)comodi
27 Agosto 2026
Arianna Gamba

Aprire Spiragli, il titolo della ventiseiesima edizione del Festival Internazionale di Arzo, rimanda all’intenzione di realizzare quello che per me è lo scopo primordiale del teatro: sconvolgere. Gli spettacoli in programma, infatti, non hanno invitato il pubblico alla staticità o alla comodità, anzi. Entrando in una sala o in una corte, le spettatrici si sono preparate per addentrarsi in questioni dolorose, mettersi in discussione e assumersi le proprie responsabilità, mentre si accomodavano sulle seggioline e attendevano il calare del buio e del silenzio. I temi e le modalità delle performance hanno accompagnato il pubblico a spalancare quelle porte che nella vita di tutti i giorni si tengono chiuse ma che qui, sul palco, hanno la possibilità o forse il dovere di essere esplorate. Credo che i gesti e le parole del teatrante non debbano piegarsi all’esigenza di chi sta dall’altra parte di restare confortevole davanti a quello che osserva. Al contrario, devono disegnare punti di domanda sulla scena, punti sui quali le spettatrici iniziano a riflettere recuperando giacche e borse e incamminandosi verso l’uscita tra il chiacchiericcio generale. Voglio ancora credere che il teatro non abbia paura di parlare, ma solo voglia e bisogno di gridare al mondo il sentimento di indignazione che brucia dentro ognuna di noi, per gli orrori del nostro tempo e di quello passato.
Tra le rappresentazioni teatrali che ho visto nel corso del festival, quattro in particolare mi hanno fatto sentire scomoda, per ragioni e in modi diversi: Kamikaze. Spero vada meglio dell’ultima volta, di e con Giulio Santolini e Daniele Boccardi; El Pacto del Olvido, che vede in scena Sergi Casero Nieto; Per sempre, drammatizzato e interpretato da Alessandro Bandini e Io sono verticale, monologo di Francesca Astrei.
Il primo spettacolo obbligava il pubblico ad esporsi senza freni o riserve sulle performance dell’attore. Ciò ha implicato che qualsiasi espressione di approvazione, così come di dissenso -atti che comportano l’attribuire un valore normativo a una persona e a quello che fa o dice -fosse incoraggiata. Questa condizione ha destabilizzato le spettatrici, me compresa, abituate al pensiero che il teatro sia il luogo della “sospensione del giudizio” per antonomasia -sia per chi recita che per chi osserva. Avendo vissuto entrambi i ruoli, ho sempre avuto l’impressione che, se anche l’apprezzamento o la critica di una performance assumesse i colori di un giudizio, questo succedesse nell’intimità dell’individuo e mai sotto gli occhi di tutti. Nello spettacolo Kamikaze, invece, la valutazione espressa in maniera diretta, franca, partecipata e collettiva lascia lo spettatore esposto, in una posizione di vulnerabilità e fragilità. Condizione che è stata gestita in base alle sensibilità di ognuna. Dalla mia seggiola, collocata tra le ultime file, mi è sembrato ci fosse chi si è sentita finalmente libera di dare sfogo ai propri pensieri, abbracciando la provocazione degli attori; altre sono rimaste involontariamente ancorate a quello che gli è stato insegnato, ovvero che è meglio dire quello che fa piacere agli altri piuttosto che manifestare la propria volontà. Infine, una terza categoria di spettatrici si è trovata nella posizione che per me è la più scomoda di tutte, quella tra la paura e il coraggio, la repressione e la manifestazione. Sono state coloro che si sono trovate ad un bivio, ancora indecise, spaventate dalla responsabilità della loro scelta ma che si sono poste la domanda forse più importante: “Sono disposta a sentirmi scomoda nella mia vulnerabilità e sincerità o preferisco nascondermi dietro a ciò che gli altri vogliono che io dica?”.
Se in Kamikaze, la sensazione di scomodità pervadeva soprattutto il pubblico, che si trovava messo alla sbarra a testimoniare i propri pensieri più sinceri, nello spettacolo El Pacto del Olvido, ideato e interpretato da Sergi Casero Nieto, era il personaggio principale ad essere messo in discussione. Personaggio principale che potevamo soltanto immaginare e che era seduto, nel buio o illuminato dalla regia, su una sedia dallo schienale ondulato con cui l’attore -che è solo in scena -dialogava. Un tentativo di conversazione fallito che sì si è articolato tra nonna e nipote, ma che ha riflettuto in realtà il silenzio, la vergogna e il senso di colpa tramandati da generazione in generazione attorno alla dittatura di Franco -quella cosa informe e spaventosa che non solo non si può dire, ma nemmeno pensare. Un oblio collettivo degli orrori franchisti, per garantire la pace e la transizione democratica. Ma a che costo? Sergi Casero Nieto, elaborando ricordi personali, testimonianze raccolte, documenti storiografici, letture e canzoni, ha trasmesso attraverso la sua recitazione quanto sia difficile non soltanto parlare di un passato talmente doloroso da essere stato rimosso, ma anche chiedere di farselo raccontare. L’inadeguatezza, il timore, il sentirsi sbagliati per aver espresso anche solo il desiderio di fare chiarezza, di fare luce sulla storia, per non ripeterla. Una scomodità che la collettività è obbligata ad attraversare perché solo ricordare permetterà a questa immensa ferita di poter finalmente guarire -come spiega Nieto nel corso dell’incontro con il pubblico svoltosi alla Corte dei Miracoli.
Se nei due spettacoli citati in precedenza la scomodità si traduceva principalmente in un disagio di tipo concettuale, in Per Sempre di Alessandro Bandini e Io sono verticale di Francesca Astrei, questa si è trasformata in un fastidio che include anche la dimensione corporale. Inoltre in queste rappresentazioni la scomodità non è ricaduta solamente su una delle due figure -attore o spettatore -ma è stata condivisa, allo scopo forse di renderla più sopportabile.
Bandini è entrato in scena trafelato, con il respiro corto, correndo. Poi si è posizionato al centro del palco, e i suoi piedi sono rimasti incollati al suolo finché non ha scandito l’ultima parola dell’ultima lettera che lo scrittore italiano Giovanni Testori scrisse a Alain Toubas, amante francese al quale fu legato per oltre trent’anni. L’amore a cui ha dato voce l’attore è intenso, profondo, passionale, torbido in alcune delle sue ossessioni. E Bandini è stato capace di restituire quell’impeto e quella smania attraverso lo strumento del respiro che sembrava non bastargli mai, una sensazione di affanno che ha contagiato lo spettatore. Gli mancava l’aria, questa assenza lo consumava, come lo consumava il vuoto lasciato nell’impronta del letto dalla pelle e dall’abbraccio di Alain, l’uomo che non poteva raggiungere. È solo quando l’attore ha riportato alcuni passaggi da Trionfi, la prima opera poetica scritta da Giovanni Testori, che ha cominciato a muoversi nello spazio. Quasi a voler suggerire che si possono lasciar andare le persone solo dopo che si è scritto di loro, attraverso la poesia e la letteratura. Quando si è immersi in un sentimento così forte, ci si sente volare ma allo stesso tempo si rimane fermi, immobilizzati.
E se Lazzaro non avesse mai voluto alzarsi? Se il peso dell’aspettativa nei suoi confronti l’avesse schiacciato? Se il suo corpo non avesse retto il dolore dell’essere vivi? Queste alcune delle domande che hanno accompagnato Io sono verticale, il monologo di Francesca Astrei che ha proposto un nuovo sguardo, quello della depressione, sull’episodio biblico della resurrezione. Nella giornata conclusiva del Festival, questo spettacolo ha dato voce all’eroe Lazzaro, il cui dolore nessuno ha compreso e la cui sofferenza, veicolata dalla pesantezza e dall’immobilità forzata di un corpo che non vuole più rispondere alle volontà altrui, è stata sminuita e svalutata da chi ha cercato di stare accanto a una persona che non voleva più vivere. Un esperimento per chi ha recitato e chi ha osservato, che attraverso la comicità e la leggerezza ha mitigato il disagio del corpo espresso duramente dalle parole dell’attrice, parole che sono arrivate dritte nel profondo delle spettatrici. E quando le luci sono calate per l’ultima volta, e gli applausi hanno riempito la sala, mi sono sentita grata, per l’ultima volta, di essere un po’ più scomoda di quando sono entrata.