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ERAVAMO TUTTI IN PERICOLO PRIMA E ORA, ANCORA DI PIU’

25 Agosto 2025

Carola Fasana

La verità è che siamo tutti in pericolo ancora più di prima e questa consapevolezza è una forza che ci spinge ad agire bruciandoci dentro e allo stesso tempo ci blocca in uno stato di un’impotenza totalizzante. Ed è proprio questa sensazione dilaniante che i due perfomers cercano di portare sul palco, personificando entrambe le componenti: infatti, Sandro, steso immobile a pancia in giù per quasi tutta la durata dello spettacolo, rappresenta proprio la paralisi del corpo di fronte un mondo che va in frantumi, mentre Laura, muovendosi continuamente, con grande forza espressiva ma senza direzione, rappresenta l’impotenza e l’incapacità di capire dove andare.

 

 

Mentre gli spettatori si posizionano, echeggiano nella corte le parole di Nina Simone che tenta di definire la libertà “just a feeling, how do you tell anybody who has non been in love how it feels?”, la libertà è una cosa che senti e che pervade ogni muscolo e ossa del tuo corpo, è la sensazione di non avere paura come un bambino. E mentre parla il suo corpo vibra, sembra posseduto dalle sue idee e dall’impossibilità di esprimerlo solo con le parole, come quando, spiega Claudia, vorresti dire qualcosa ma non riesci e allora muovi le braccia, annuisci con la testa, spalanchi gli occhi, tracci linee invisibili in aria con le dita.

 

 

Quindi resta solo una cosa da fare, rivolgersi ai grandi pensatori e così l’attrice comincia a consultare i libri che stanno sulla scena, quasi compulsivamente, in cerca delle parole giuste. Afferra il libro del filosofo Federico Campagna “Magia e tecnica. Ricostruzione della realtà” e non appena pronuncia il termine cosmogonia, Sandro interviene dicendole di spiegarne il significato e così Claudia usa il corpo per tentare di illustrare il termine, fa fatica, è un esercizio che definisce doloroso ed estenuante.  Si siede, respira, ha bisogno di una pausa. Emerge ancora una volta la difficoltà di tradurre le idee in azione, infatti, le teorie, i saggi, i trattati, anche se hanno una funzione rassicurante perché sono lì a portata di mano con le loro risposte, in questo momento storico sembrano istruzioni ancora più astratte che non ci indicano che via prendere di fronte a tutte le crisi che ci sono. L’attrice inizia un elenco infinito che Sandro interrompe chiedendole di cosa abbia paura: lei dice che l’unica volta in cui non aveva paura era in montagna con suo padre e si sentiva libera e al sicuro.

 

 

Allora Sandro, come una sorte di narratore esterno che gioca coi i suoi personaggi svelando le loro contraddizioni, ci confessa che Claudia da quando è morto suo padre più di 10 anni fa, l’anno esatto l’ha rimosso 2012 o 2013, è fossilizzata, si sente come un carlino che non ha mai avuto la sensazione di aver preso una boccata d’aria in vita sua. Per la morte di suo padre l’Eni le ha dato una bella somma di denaro come risarcimento che lei non è mai riuscita a spendere, forse non avrebbe mai dovuto accettare i soldi ma denunciare Eni, forse, forse… i dubbi l’hanno immobilizzata in una realtà che non capisce più.  E così il corpo di Sandro steso immobile diventa il corpo morto del papà di Claudia, il cadavere dei bambini morti in guerra, il cadavere di tutti, “la libertà di scegliere la morte con un no totale a tutto ciò che non va”, il corpo massacrato di Pasolini.

 

 

Parte la musica e Claudia si muove in una danza liberatoria, una danza che esorcizza il dolore, il genocidio, le crisi, la morte. La stessa danza sfrenata, folle che nel 2016 al lido ai Murazzi dopo aver raccolto l’ombrellone, aveva posseduto Sandro e lo aveva trasformato in una specie di fauno marino che saltava sulla sabbia con le alghe tra i capelli. I ricordi di Sandro sono precisissimi mentre quelli di Claudia sono confusi perché, come ci confessa l’attrice, si macchiano di morte e diventano neri.  Si ricorda che entra nella camera mortuaria e suo padre è vestito tutto di marrone, ma chi lo ha vestito così? Lei? Non ne ha memoria, lo tocca e vorrebbe sdraiarsi lì con lui, ma il tempo è scaduto, deve lasciarlo andare.

 

 

Claudia prende un libro e lo inclina, questa è la realtà, dice, sullo spigolo ti vedi esistere, resti lì bloccato in attesa che qualcosa cambi o di capire dove andare, al di là dello spigolo però c’è l’infinito, e se cadi muori, ti dissolvi come i ricordi. Raccoglie tutti libri da terra e cerca di tenerli tutti in grembo ma le cadono, così i libri diventano le memorie da conservare, diventano i pochi che hanno ancora una spinta libertaria. Le cadono tutti, li sparpaglia, li schiaccia. Cosa ci resta, ci chiede? Accende la cassa e inizia a ballare, un ballo rivoluzionario, un ballo di speranza, un ballo folle e libero, un ballo senza paura.