“Aprire spiragli” ha attraversato quattro giorni di teatro, musica, incontri e parole condivise: la ventiseiesima edizione del Festival internazionale di narrazione di Arzo. Un’affluenza che ci ha davvero commossə: grazie di cuore a chi ha riempito gli spazi di Arzo, a chi è tornatə e a chi ci ha scoperto per la prima volta.

Un’edizione affidata principalmente a giovani artiste e artisti, qui per la prima volta ad Arzo, autrici e autori dei testi che hanno interpretato: nuove drammaturgie, sguardi inediti, voci emergenti. A lorə va il nostro grazie più sentito, per il coraggio e la generosità.

Grazie anche a chi ha attraversato il festival da dentro: la Corte dei Miracoli con le drammaturghe di Prismi,  Lumpen Station Art, la web radio itinerante che in questi giorni ha raccolto voci e suoni del festival che presto potrete riascoltare. Anche Sguardi sul teatro lascia una traccia: le recensioni scritte dalle giovani autrici del laboratorio restano sul Journal del Festival, per chi vuole tornare ad assaporare questi giorni attraverso i loro occhi.

Un grazie di cuore va alle collaboratrici e ai collaboratori, ai partner tecnici e ai nostri sponsor, che rendono possibile ogni edizione del Festival.

Da questi giorni nasce già un nuovo percorso:

Sulle tracce del silenzio, il bando di drammaturgia dedicato alle storie degli internamenti coatti in Svizzera, aperto in collaborazione con Prismi è il primo passo verso l’edizione 2027

 

Vi ricordiamo l’importanza di associarvi, un contributo per il festival sempre più prezioso: è possibile diventare sociə del Festival versando un importo minimo di fr. 50.—, sul conto corrente postale intestato ad Associazione Festival di narrazione (maggiori info).

Kamikaze. Spero vada meglio dell'ultima volta

Giulio Santolini e Daniele Boccardi

20.08.2026 19:00

di e con Giulio Santolini

drammaturgia di Lorenza Guerrini

sound & light design live Daniele Boccardi

produzione La Corte Ospitale

Adulti

Arzo - Bonaga

Durata: 70'

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Il teatro nasce dall'incontro tra chi sta sul palco e chi guarda. Ma cosa succederebbe se il pubblico potesse davvero giudicare — e punire — un attore che non lo soddisfa? Kamikaze parte da una provocazione storica: restituire al pubblico il disordine e l'indisciplina delle platee medievali e delle piazze, decostruendo le modalità di fruizione del pubblico composto e borghese che si è abituato a frequentare il teatro. Giulio Santolini affronta una serie di round: ogni volta crea qualcosa — un musical, un monologo straziante, un assolo di tip tap, un coro polifonico — e la platea vota. Se la maggioranza è soddisfatta, arriva un premio. Se è delusa, arriva una punizione. Premi e punizioni sono estremi, e hanno effetto sul corpo del performer, sulla scena, sul dispositivo. Sotto il gioco, una domanda scomoda: qual è il confine tra cultura e intrattenimento? Quanto vale un'arte che non compiaccia?