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LA BAMBINA NUOVA DENTRO DI NOI

26 Agosto 2025

Carola Fasana

Ida è una bambina che non parla, ascolta tutto e resta in silenzio, non perché non può, ma perché parlare è complesso, non è affatto scontato dire quelle cose che ci sono dentro. Ida riesce a dire come si sente solo quando scrive le poesie alla nonna, sua nonna adesso è in cielo e ha le ali, così, Ida le spedisce lettere con una cassetta della posta speciale che fa consegne proprio lì. E ogni giorno Ida scrive alla nonna quello che prova, insomma tutto quello che non riesce a trasformare in parole e la nonna l’ascolta.

 

 

Tutti gli altri adulti attorno a lei, invece, parlano un sacco e le fanno un sacco di domande pretendendo delle risposte e, quando lei non parla, reagiscono tutti in modo diverso; ci sono quelli, come la signora del quarto piano o la bidella della scuola, che: “Ida ti hanno mangiato la lingua?!”, ma è assurdo perché nessuno mangia le lingue dei bambini! Oppure ci sono quelli che si arrabbiano come la maestra Antonia che la sgrida sempre perché la pensa distratta, ma non è vero, lei è lì in classe e ascolta tutto, però non sa proprio cosa deve dire. Anche la sua mamma si aspetta che Ida risponda ma lei… lei non riesce proprio e allora la mamma diventa triste e parla al telefono con il suo papà, che vive in un’altra casa dove lei va ogni mercoledì, e la sente dire che non sa più cosa fare con lei e che vorrebbe che Ida si comportasse come una bambina normale. Allora Ida ci riprova a parlare, ci prova sul serio, con tutte le sue forze ma… ecco proprio non ce la fa, dalla sua bocca non esce nulla!

 

 

E quando Ida si sforza e si sforza di trovare le parole, dentro di lei cresce la voce della bambina nuova che si fa sempre più grossa e insistente fino ad esplodere e, quando esplode, succedono sempre dei gran disastri. Oh no, è accaduto di nuovo! Ida tenta di azzittirla, ma la bambina nuova non l’ascolta, fa come vuole, perché la bambina nuova non pensa a quello che succede dopo, lei urla e basta.  La voce della bambina nuova è molto strana, stridula e profonda allo stesso tempo, un po’ spaventosa, non è proprio la sua.

 

 

La bambina nuova ha detto alla maestra Antonia che è cattiva e si ciba delle note dei bambini, alla signora del quarto piano che sì, la sua lingua è stata mangiata, masticata e poi risputata nella sua gola, e alla mamma… ecco, alla sua mamma ha detto che… è stupida! E la mamma ha guidato in silenzio tutto il tratto dalla pizzeria a casa e la mamma non è quasi mai in silenzio, solo quando è davvero arrabbiata. La bambina nuova ha anche detto a Ida che non è vero che sua nonna ha le ali e che le sue lettere non le sono mai arrivate ma sono ancora tutte lì nella cassetta della posta. Allora Ida si è arrabbiata così tanto che ha gridato “basta! vai via!”, non voleva più ascoltarla e la bambina nuova, per la prima volta, si era azzittita.

 

 

Da quel giorno la bambina nuova non si è più fatta sentire, né con la maestra Antonia, né con la mamma, né con la signora del quarto piano: la bambina nuova era sparita e al suo posto c’era solo silenzio, anche quando Ida aveva tante cose che si agitavano dentro di lei e sentiva che stava per scoppiare di parole. Così Ida decide di andare a cercarla, perché senza la bambina nuova, non sapeva proprio come fare. Va in tutti quei luoghi dove la bambina nuova aveva parlato, ma lei non c’era, al suo posto sono comparse le prime parole: “GRAZIE”, “CIOCCOLATO”, “TESTE VUOTE”, “SCUSA”. E queste parole uscivano proprio dalla sua bocca e avevano la sua voce.

 

 

Ida è un po’ la nostra bimba interna/ il nostro bimbo interno che compie un viaggio alla ricerca delle sue parole nel mondo esterno, per poi scoprire che quest’ultime sono sempre state lì, dentro di lei/di lui e che per dire le cose bisogna solo ascoltarsi e fare uscire le proprie emozioni piano piano, con pazienza. Soltanto così questo insieme confuso di pensieri, si possono trasformare in parole,  non parole urlate e taglienti, ma giuste e dolci.

 

 

DUE CHIACCHERE CON MARTA ZOTTI

 

Marta, vuoi raccontarmi un po’ come è nato il progetto?

È nato facendo i laboratori nelle scuole, mi è venuto in mente questo guardando un po’ come i bambini e le bambine lavoravano e interagivano. Poi anche le lettere che Ida scrive alla nonna sono tutte poesie scritte da bambini, ne ho centinaia e ne ho selezionata qualcuna, le ho sistemate magari un po’,  però sì sono nate proprio con loro. Anche tanti personaggi sono presi proprio dai loro racconti o qualche maestro che abbiamo conosciuto insieme.

 

 

Guardando lo spettacolo mi è subito venuto in mente che potesse parlare di mutismo selettivo…

È un po’ che ognuno ci vede e ci legge quello che vuole, non è dichiaratamente quello, perché non vuole esserlo, però chi magari ha vissuto qualcosa di simile può trovarci dentro quella cosa lì.  Questo spettacolo risuona anche a chi in realtà dice sempre tutto quello che deve dire, ma quella volta ha rimpianto di non aver risposto, di non avere detto la propria opinione. Quindi è volutamente pensato per riguardare proprio tutti, perché a tutti almeno una volta è successo di non avere le parole per dire qualcosa, per esprimere un pensiero o un’opinione e perciò la lettura è volutamente aperta.

 

 

Quindi perché proprio una bambina che non parla?

Quando faccio i laboratori di teatro le maestre iniziano subito a farmi l’elenco di tutti i mali che affliggono la classe, che di solito sono i mali più evidenti tipo: lui corre sempre, lui è iperattivo, lui è di qua e di là,  però non si parla mai di quei bambini che magari  non si esprimono tanto perché stanno un po’ più in disparte.  Io in quel momento mi trovavo in una classe molto chiassosa e giocare con il silenzio in realtà è stato un po’ un antidoto a tutto quel rumore, un modo per riuscire a creare delle cose insieme. Allora guardando anche di più quei bambini che nel caos magari non riescono a emergere e a dire la propria opinione o a farsi un po’ sentire, ho pensato che forse fosse necessario raccontare un po’ la loro storia, ecco per provare a dare coraggio alle parole che non escono.Mi colpisce, infatti, che ogni volta che qualcuno mi presenta un bambino introverso oppure timido me lo deve annunciare come se fosse una patologia da modificare e, invece, secondo me il teatro, le storie, ci possono anche un po’ raccontare come ciascuno deve trovare il suo posticino. Per esempio, un bambino può restare timido ma sentendosi a suo agio nel dire poche parole, scegliendo quelle che gli fanno bene, senza esplodere, senza stare zitto. Ci sarà chi ha di suo una parlantina, chi dice poche parole ma scelte, chi ha le parole che scappano, però ognuno può trovare il suo posto senza modificare il suo carattere per forza, riscoprendo un po’ il suo modo di stare bene con gli altri.