Journal

Allenare lo sguardo

23 Agosto 2026

Sguardi sul teatro

Dimenticare o scegliere di farlo?

di Arianna Gamba

 

La scenografia dello spettacolo El Pacto del olvido è composta dai seguenti elementi: Sergi Casero Nieto, l’autore della performance, vestito con una tuta di jeans nera; una postazione di regia, con una serie di tasti per accendere e spegnere le luci; un proiettore e al lato destro due sedie. Una è accanto, all’altezza dell’attore, è di colore marrone e ha uno schienale di forma ondulata; l’altra, più “classica”, è posta dietro, seguendo una linea immaginaria obliqua rispetto alla prima. La disposizione delle due sedie e della postazione di regia, controllata dall’attore, va a creare una triangolo, forma che suggerisce la dinamica relazionale tra quest’ultimo e chi queste sedie le occupa ﹣come si scopre nel corso della performance. La prima sedia è quella che cattura la mia attenzione, appena entrata nella palestra che ospita la rappresentazione. Nei minuti che precedono l’inizio della performance, tra il chiacchiericcio generale, le luci offuscate che illuminano la scena e l’autore che guarda il suo pubblico, mi chiedo se ci si siederà sopra qualcuno, se comparirà un nuovo personaggio, o se seduta su quella sedia ci sia una persona invisibile. Un oggetto inerme e inerte, statico, un’assenza che improvvisamente s’illumina, diventa vita con il clic di un interruttore, e grazie alla voce di un nipote che rivolge delle domande a sua nonna. Le chiede del suo passato, del dolore collettivo della storia franchista e lei devia il discorso. Tace, in tutti i sensi, sia quando l’attore le dà la parola, sia quando è nascosta nel buio ed il suo silenzio si unisce a quello di una generazione intera, che la guerra e la dittatura che abbiamo paura di chiamare tale l’ha vissuta. Per queste persone, spiega l’autore, il trauma è stato talmente profondo che risulta impossibile confrontarsi con un dolore così grande. Una paura, una vergogna, un rigetto nel parlare di questo tema che viene trasmesso alle generazioni successive. Sergi Casero Nieto racconta in un’intervista che, per comprendere perché la collettività abbia scelto di silenziare la parola attorno agli orrori franchisti, ha raccolto le testimonianze di diverse famiglie, intervistando nonne, madri e figlie. È da qui che nasce la performance, dal desiderio, anzi dalla necessità di scavare nella storia e confrontarsi con le proprie colpe e con i propri dolori, seduti, scomodi, davanti a un pubblico. Perché è solo così che questa grande ferita potrà finalmente guarire.

 

 

 

Il libro di storia

di Linda Jam

Le studentesse e gli studenti con i libri e i manuali scolastici ci fanno di tutto: sottolineano, evidenziano, fanno scarabocchi e disegnini e nei migliori dei casi, talvolta, scrivono annotazioni accanto al testo. Ma quante volte succede che qualcuno corregga, cancelli e addirittura scriva delle altre parole al posto di quelle stampate? Chi mai osa non solo mettere in discussione ma proprio negare e dichiarare che quanto scritto da esimi professori e studiosi non corrisponda a quanto accaduto storicamente o che è stata omessa una parte fondamentale?

È ciò che ha fatto Sergi Casero Nieto in un momento cruciale nel suo spettacolo El pacto del olvido. Attraverso un proiettore l’artista ha mostrato un libro di storia scolastico, uno di quei “canoni” indiscutibili, e numerose volte con un evidenziatore ha segnato i termini che descrivevano la Guerra Civile spagnola e accanto ha riportato quelli che a suo giudizio, e non solo suo, rappresentano l’oggettività dei fatti. L’atto di proiettare qualcosa per mostrarlo a più persone è proprio ciò che fa un docente con la sua classe. In quel momento noi del pubblico eravamo gli allievi e lui il maestro, ma al posto di spiegare e riportare quanto affermato nel libro come tutti gli insegnanti, l’artista ha palesato il suo sdegno per quello che non solo quel libro ma anche tutti gli altri non hanno divulgato: lo sterminio e i crimini contro l’umanità che si sono compiuti in quegli anni.

Sergi Casero Nieto tra i tanti messaggi che ha voluto trasmettere nel suo spettacolo ha fatto comprendere l’importanza dell’istruzione e di quanto possa essere manipolata per i più biechi scopi e vettore di tutto questo sono soprattutto i manuali.

Proprio come scriveva un tempo Victor Hugo: «Sono i libri che un uomo legge, quelli che lo accusano maggiormente».