“Aprire spiragli” ha attraversato quattro giorni di teatro, musica, incontri e parole condivise: la ventiseiesima edizione del Festival internazionale di narrazione di Arzo. Un’affluenza che ci ha davvero commossə: grazie di cuore a chi ha riempito gli spazi di Arzo, a chi è tornatə e a chi ci ha scoperto per la prima volta.

Un’edizione affidata principalmente a giovani artiste e artisti, qui per la prima volta ad Arzo, autrici e autori dei testi che hanno interpretato: nuove drammaturgie, sguardi inediti, voci emergenti. A lorə va il nostro grazie più sentito, per il coraggio e la generosità.

Grazie anche a chi ha attraversato il festival da dentro: la Corte dei Miracoli con le drammaturghe di Prismi,  Lumpen Station Art, la web radio itinerante che in questi giorni ha raccolto voci e suoni del festival che presto potrete riascoltare. Anche Sguardi sul teatro lascia una traccia: le recensioni scritte dalle giovani autrici del laboratorio restano sul Journal del Festival, per chi vuole tornare ad assaporare questi giorni attraverso i loro occhi.

Un grazie di cuore va alle collaboratrici e ai collaboratori, ai partner tecnici e ai nostri sponsor, che rendono possibile ogni edizione del Festival.

Da questi giorni nasce già un nuovo percorso:

Sulle tracce del silenzio, il bando di drammaturgia dedicato alle storie degli internamenti coatti in Svizzera, aperto in collaborazione con Prismi è il primo passo verso l’edizione 2027

 

Vi ricordiamo l’importanza di associarvi, un contributo per il festival sempre più prezioso: è possibile diventare sociə del Festival versando un importo minimo di fr. 50.—, sul conto corrente postale intestato ad Associazione Festival di narrazione (maggiori info).

Io sono verticale

Francesca Astrei

23.08.2026 18:30

di e con Francesca Astrei

Adulti

Arzo - Palestra Scuole

Durata: 50'

[→]Acquista il ticket

Il titolo è tratto da una poesia di Sylvia Plath — sono verticale, ma preferirei essere orizzontale — e da lì parte tutto: un monologo sulla depressione che sceglie la metafora biblica per dire ciò che il linguaggio clinico non riesce a toccare. Lazzaro è nel sepolcro e non vuole uscire. Gesù gli ordina alzati e cammina, i familiari lo supplicano, il mondo intorno a lui si agita — ma lui non ce la fa, non vuole, non vede il motivo. Francesca Astrei dà voce a Lazzaro e a tutti gli altri: le sorelle, gli apostoli, persino una pecora risentita, costruendo una galleria di personaggi che è al tempo stesso comica e straziante. Uno spettacolo che racconta il dolore di chi è chiuso nel buio e di chi, fuori, aspetta che torni alla luce.