Sarà un festival serale quello che vi aspetta ad Arzo dal 22 al 25 agosto 2024, con una programmazione che prenderà inizio, ogni giorno, a partire dal tardo pomeriggio.

 

Ma sarà come sempre, e più che mai, un festival per tutti, dagli adulti, ai giovani, ai piccoli, ai piccolissimi: la collaborazione con la compagnia Baracca Testoni ragazzi porterà infatti ad Arzo, in più appuntamenti, spettacoli teatrali per spettatori di 0-5 anni.

 

La sera, il tramonto, la notte, saranno i momenti che ci vedranno insieme, in una nuova proposta, progettata per evitare le alte temperature estive, ma che vuole essere anche una possibilità di scoperta di tempi nuovi. Da questa tensione doppia, nasce la frase talismano dell’edizione, Inarrestabile è la notte. La sera sarà il nostro spazio fertile e generativo, il nostro momento di incontro e riflessione continua.

 

Nell’attesa, vi ricordiamo la possibilità di iscrivervi alla newsletter e l’importanza di associarvi, un contributo per il festival sempre più prezioso: è possibile diventare sociə del Festival versando un importo minimo di fr. 50.—, sul conto corrente postale intestato a Associazione Festival di narrazione (maggiori info).

Ai soci del Festival sarà garantita una riduzione sui prezzi dei biglietti e degli abbonamenti.

Umanità Nova
Cronaca di una mancata rivoluzione

Giuseppe Carullo

23.08.2024 22:00

con Giuseppe Carullo

di Fabio Pisano

regia di Cristiana Minasi

una produzione Carullo-Minasi e Sciara Progetti Teatro

Adulti

Arzo - Giardino Castello

Durata: 65'

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Il potere corrompe sia coloro che ne sono investiti sia coloro i quali devono soggiacervi, sotto la sua nefasta influenza gli uni si trasformano in despoti ambiziosi e avidi, in sfruttatori della società in favore della propria persona o casta, gli altri in schiavi”. Bakunin

    I Moti di Reggio, i cinque anarchici morti sulla strada, sono la disturbante scheggia di un’Italia impazzita, sono l’eco di un “mito” andato a finire male. Una generazione, quella dei ventenni del ’68, che ha lottato e che ha perso, anzi, peggio, è stata strumentalizzata dal potere.

  Lo spettacolo intende farsi portatore dell’importanza della Storia, della sua conoscenza e della sua corretta trasmissione per evitare che i fatti si ripetano senza che li si conosca.

Giuseppe Carullo, nel monologo iniziale dello spettacolo Umanità Nova. Cronaca di una mancata rivoluzione, si interroga sul senso di raccontare una cosa che non ha mai vissuto, che non ha mai visto neanche come spettatore. Si interroga sul senso di far conoscere gli eventi, del perché alcuni fatti rientrano nella storia e altri sono cancellati dall’oblio. Eventi trascurati o volutamente abbandonati, ma che in realtà determinano il presente di una società che non intende ricordarli neanche nei libri di storia.

Non a caso il titolo dello spettacolo richiama il nome del celebre settimanale anarchico: Umanità Nova, che dal 1920 continua a diffondere la voce di tutti quei ragazzi che con la loro opera di revisionismo storico mostrano vicende che i sistemi di potere autoritario non vogliono raccontare.

  La scrittura del testo attraversa diversi protagonisti della vicenda, su tutti, Angelo Casile, uno dei cinque anarchici, ma non solo lui. Ci sono tante voci con linguaggi diversi ma col comune senso di raccontare dal proprio punto di vista la vicenda, una vicenda che pur rappresentando la Storia con la s maiuscola, ha finito per diventare una storia con la s minuscola, una storia che si è cercato in tutti i modi di dimenticare ma soprattutto di far dimenticare. Compito della drammaturgia è stato proprio quello di ripristinare i fatti, di assemblarli seguendo l’ordine degli eventi, eventi che vanno da Reggio a Milano, perché quel periodo storico, quell’occasione mancata in fondo non conosceva nord e sud, non conosceva settentrione e meridione. Ma riconosceva soltanto un sentimento comune: quello della rivalsa e della vendetta.

  La pièce è la cronaca di una rivolta urbana violenta, radicale, fuori dagli schemi delle rivolte di quegli anni. Si tratta di una sommossa trasversale strumentalizzata da quella destra eversiva responsabile, tra le altre, di quelle stragi che da piazza Fontana a Milano, a piazza della Loggia a Brescia, alla strage dell’Italicus, era passata, nel 1970, anche da Gioia Tauro con il causato deragliamento del Treno del Sole che collegava Siracusa a Torino Porta Nuova. C’era un filo che legava le vittime e i feriti della Freccia del Sud, la sommossa popolare di Reggio, il tentato golpe progettato da Junio Valerio Borghese del dicembre del ’70, gli anarchici lo avevano scoperto e la storia lo ha cancellato.

Così sulla scena cinque sedie ribaltate rappresentano l’incidente in cui rimasero vittime i ragazzi della Baracca; la Mini Minor carica di documenti, mai ritrovati, si schiantò contro un camion sull’autostrada tra Ferentino e Frosinone. C’è qualcosa di profondo che ci lega a questo spazio, un incidente stradale e il suo Km 58, gancio di inizio e fine, traccia di memoria che segna un punto e lo trasforma in superficie, divenendo esempio di “poesia in movimento e mobile”. Questo spazio è tela di un quadro, teatro, circolo politico (la baracca), commissariato, casa in cui litighi con tuo padre e tua madre. Questo spazio è la stanza dell’adolescenza dalla quale fuggi per viaggiare in una strada che, nel caldo del rovente asfalto, ti accoglie e ti rende, con i tuoi amici, simbolo di libertà eterna e di giustizia infinita.

 

INARRESTABILE È LA NOTTE E BISOGNA RESISTERE, RESISTERE ALLA TENTAZIONE DI DIMENTICARE