Che basta un colpo di vento per

 

 

Che basta un colpo di vento per è il titolo di un’edizione che suggerisce movimento, cambiamento, voli; e che troverà eco in un programma vario e per tutti.  Numerosi saranno gli spettacoli dedicati ai bambini e ai giovani, così come quelli pensati per gli adulti.

Dopo l’esperienza diffusa dello scorso anno, la rassegna teatrale torna a concentrarsi soprattutto nel borgo di Arzo, mantenendo, tuttavia, una parte della programmazione anche a Meride.

Quello del 2022 vuole essere un festival sostenibile: con l’acquisto dei biglietti per gli eventi in programma, gli spettatori e le spettatrici potranno utilizzare gratuitamente i mezzi pubblici su tutto il territorio cantonale.

 

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È possibile diventare socio del Festival versando un importo minimo di fr. 50.—, sul conto corrente postale intestato a Associazione Festival di narrazione, Arzo, IBAN CH69 0900 0000 6520 9440 2. Ai soci del Festival sarà garantita una riduzione sui prezzi dei biglietti e degli abbonamenti.

Programma 2022

Tarzan ragazzo selvaggio

di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia, con Luigi D’Elia

20.08.2022 14:00

molto liberamente ispirato a Tarzan of the Apes di Edgar Rice Burroughs

regia di Francesco Niccolini e Luigi D’Elia

luci Paolo Mongelli

luci Paolo Mongelli una coproduzione Teatri di Bari e INTI

Lo spettacolo sostiene Survival International, il movimento mondiale per i popoli indigeni, e la sua campagna per un nuovo modello di conservazione, efficace e rispettoso dei popoli indigeni, contro la conservazione coloniale che ruba la terra ai popoli nativi che la custodiscono e la abitano da sempre.

"Noi non pensiamo alle grandi praterie, alle belle colline ondulate, ai torrenti sinuosi dalla vegetazione intricata come luoghi selvaggi. Solo per l’uomo bianco la natura è un luogo selvaggio infestato di fiere selvatiche e uomini selvaggi. Per noi, è un essere familiare" - Luther Orso in Piedi, Sioux Lakota Oglala, USA

Bambini, ragazzi: dagli 8 anni

Meride - Giardino al Roccolo

Durata: 60'

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Esistono pochi casi reali di bambini cresciuti da soli nella natura o allevati dagli animali. È accaduto che siano stati cresciuti da lupi, cani, scimmie, animali della Savana. Le loro storie si perdono nel tempo tra cronaca e leggenda, tra sogno e realtà, ma qui abbiamo il dono del teatro che fa esistere per un’ora nel rito antico e carnale del racconto, del corpo dell’attore e del respiro del pubblico la storia di un bambino rimasto orfano nella foresta del Congo e cresciuto volando da un albero all’altro come le scimmie. Tarzan era lo strano verso che facevano le scimmie per chiamarlo o indicarlo. Che nella loro lingua, perché ogni animale ha una sua lingua e un suo canto, voleva dire pelle bianca.

 

Questo spettacolo, nato durante la più importante crisi sanitaria e ambientale del nostro tempo, racconta la sua storia, nuda e cruda, senza nessuna concessione alle promesse degli adulti e del progresso. Con il più grande amore per il mistero intoccabile della crescita, dell’umano e della nostra Terra. Tarzan ragazzo selvaggio si libera della tradizione hollywoodiana, non ci sono alligatori uccisi dopo lunghe e pericolose nuotate, Cita – meglio dirselo subito – non esiste, e il rapporto con Jane è molto più complicato.

Dopo oltre dieci anni di ricerca sul racconto della natura selvaggia, D’Elia e Niccolini tornano davanti a un pubblico di ragazzi, un po’ più disincantati anche loro, ancora più realisti e con la testarda convinzione che ragazzi e adulti possano trovarsi insieme a vivere storie vere e selvagge senza nessuno sconto, senza paracadute e buonismi, senza compromessi.

   

«Quando ero piccolo, a Carnevale mi vestivo da Zorro o da Peter Pan, ma sognavo Tarzan: ragni velenosi, cascate, leoni, coccodrilli e serpenti. E quel grido, che mi risuona ancora nelle orecchie... un richiamo della foresta potente, senza inizio e senza fine. Ora chiudo gli occhi e, finalmente, sono nella giungla. Eppure, dopo i tanti chilometri nella neve e nei boschi insieme a Luigi, dopo tanta natura selvaggia, ora questa giungla è molto diversa da come me l’aspettavo...» - Francesco Niccolini

   

«Lo studio delle scimmie, la foresta di notte, il corpo di questo ragazzino perso nella giungla sono stati la mia compagnia durante il primo lockdown. Forse anche una salvezza. Sicuramente un altro luogo ancora di quel tempo. Non possiamo tornare alla normalità, perché la normalità era il problema, si ripeteva come un mantra. Vorrei essere sempre lì con questo spettacolo. In quella foresta. Alla fine del mondo. All’inizio di un altro» - Luigi D’Elia

   
CHE BASTA UN COLPO DI VENTO PER
PERDERSI NEL RITO ANTICO E CARNALE DEL RACCONTO