Corte dei Miracoli

La corte nella quale si ricorda. Il luogo d’incontro fra persone e pezzi di storia minuta, tempi diversi e vissuti comuni. La corte dei racconti spontanei e della memoria. Ospiti di questa edizione, diverse personalità e modi d’intendere la narrazione. La società si costruisce come un giardino, incominciando dalla scelta del terreno fino alla cura del piccolo fiore spontaneo. Un fiore umile come quello del tarassaco con la sua radice robusta, il giallo oro della fioritura all’inizio della primavera, il suo crescere fino a produrre il frutto e infine il seme che si lascia trasportare dal vento per conquistare altri terreni, quasi un disperdersi per poter ricominciare. Un seme leggero e nello stesso tempo fecondo che è stato scelto come logo del Festival. E la memoria. Quella che in prospettiva si costruisce oggi, che si aggiunge all’eredità del passato per dare un senso al domani. La memoria che si fa viaggio, movimento, partecipazione, l’opposto del vivere non pensante, inerte, fra ipocrisie e falsi valori. E la partecipazione, appunto. È il leitmotiv dell’edizione 2013 della corte dei miracoli. Declinata in vari modi, con l’auspicio che diventi un modo di vivere.

 

Sabato

ore 14:30
Immagini e parole per una narrazione schierata
Gianluca Grossi e Giulio Cavalli

Raccontare storie di uomini e di donne, di guerra e di morte, di soprusi e di resistenza per elaborare il dolore e trasformarlo in pensiero da condividere, per coltivare l’indignazione, per combattere l’indifferenza, per richiamarci al compito di difendere la vita e la libertà di ogni cittadino del mondo. Lo fanno per mestiere Gianluca Grossi, fotoreporter e giornalista indipendente che da oltre dieci anni racconta dal fronte le guerre del Medio Oriente, e Giulio Cavalli, scrittore, attore e regista che dal palco denuncia la violenza seminata dal potere mafioso con la complicità del sistema politico ed economico. Diversi gli strumenti di lavoro, diverso il linguaggio, diversi i contesti esplorati e le storie narrate. Nelle immagini di Gianluca Grossi (alcune esposte nella Corte del silenzio, vedi p. 22-23), il tempo si ferma, le parole tacciono, lo sguardo del fotografo restituisce una relazione da indagare in profondità per ricostruire un vissuto intimo e personale, allegoria di una storia collettiva che ci guarda e ci riguarda. Giulio Cavalli usa le parole, quelle scritte nelle sentenze, negli atti giudiziari, nel ricordo delle vittime, le intreccia strette in testi densi e ritmati dalla musica, restituisce loro senso, voce e corpo in un racconto limpido che non concede spazio all’ambiguità (sui suoi spettacoli presentati al Festival, vedi p. 26-27). Abbiamo voluto farli incontrare per raccontarsi e raccontarci la loro ostinata indagine, la loro urgenza di raccontare, la loro esperienza di tenace difesa della vita.

ore 16:15

Teatro Sociale di Gualtieri 
Recupero collettivo di un teatro storico 
Riccardo Paterlini

Nella primavera del 2006 un gruppo di ragazzi alla soglia dei vent’anni varca per la prima volta i cancelli che da quasi un trentennio chiudono il Teatro Sociale di Gualtieri (Reggio Emilia): è una folgorazione. Il teatro, nonostante la mancanza del palcoscenico, è uno spazio magnifico con infinite potenzialità. Immediatamente incominciano a sognare di riaprirlo al pubblico, ma trasformare il sogno in realtà è un lavoro durissimo disseminato di enormi difficoltà. Eppure - esperienza unica in Italia di recupero collettivo di un bene comune – il 1° maggio 2013 viene finalmente riaperto il teatro ristrutturato da quello stesso pubblico che si reca abitualmente a vedere gli spettacoli. Riccardo Paterlini è nato a Reggio Emilia nel 1985, coordina le attività del Teatro Sociale di Gualtieri e sta per conseguire il dottorato in italianistica all’Università di Bologna. Colonne portanti dell’Associazione Teatro Sociale di Gualtieri sono, oltre a Riccardo Paterlini, Davide Davoli, Rita Conti, Giorgia Maria Liguori, Lorenzo Chiesi, Federico Monica, Anna Grazzi, Silvia Tirelli, Andrea Acerbi, Nicolò Cecchella e Sara Loreni. 


a seguire
Arte e marginalità
(Antonio Ligabue) Luca Torrelli

Abbiamo incontrato Luca Torrelli durante alcuni sopralluoghi a Gualtieri e nella golena del Po, alla ricerca di storie sull’artista Antonio Ligabue, nato e cresciuto in Svizzera e poi espulso, appena ventenne, dopo il ricovero in un ospedale psichiatrico, e trasferito nel comune di Gualtieri. Qui, assunto come bracciante nei lavori di costruzione degli argini del Po, nel 1928 incominciò a dipingere nel suo caratteristico stile. Luca Torrelli è il custode del museo Ligabue a Palazzo Bentivoglio, affacciato sulla stupenda piazza di Gualtieri. Lavora nel centro culturale, conosce e restituisce con passione la storia dei luoghi, che è anche la storia dei suoi abitanti; ha approfondito l’opera e la vita dell’artista, ne interpreta con passione quadri e sculture, raccontando al contempo le contraddizioni dell’essere umano concentrate nella persona di Ligabue, nella sua tragica vicenda umana.

 

Domenica

ore 14:30
Teatro sociale e di comunità
Alessandra Rossi Ghiglione

racconta dei diversi progetti legati al Teatro sociale e di comunità. Arzo ha ospitato due spettacoli del Teatro Popolare Europeo, realizzati con il sostegno di Pro Helvetia nel 2006 (swixx.multi. kulti) e nel 2008 (Il postale del tempo). La drammaturgia e la regia erano di Alessandra Rossi Ghiglione, che recentemente ha pubblicato un altro libro, Teatro sociale e di comunità. Alessandra ha incontrato molte persone e ha raccontato le loro storie, ha fatto arte, salute, solidarietà, bellezza e cultura. In teatro ma soprattutto in luoghi molto diversi, dalle scuole ai centri diurni, dalle comunità montane alle periferie, dalle carceri agli ospedali. La drammaturgia di comunità si occupa di quell’incontro fondamentale tra persone che è l’evento teatrale, e lo prepara per tutto il percorso: dalla progettazione al laboratorio, fino alla creazione dello spettacolo. Alessandra racconta le esperienze professionali e artistiche in quest’ambito per offrire uno strumento di riflessione e di lavoro a tutti coloro – attori, conduttori, organizzatori, educatori, insegnanti – che si occupano o sono interessati alla scrittura tra teatro e dimensione di comunità.

 

ore 16:15
Cittadinanze Massimo Daviddi
Tre letture brevi per la parola “cittadinanze”,
a cura di Massimo Daviddi

“Cittadinanze” è una pagina sul portale dell’Associazione Cultura Popolare di Balerna, che con semplicità cerca di cogliere “dal basso” esperienze quotidiane e testimonianze di vita, nel tempo che viviamo. Massimo Daviddi, nato a Firenze Chiasso e Milano. Si occupa di formazione degli adulti in ambito organizzativo, accompagnando persone e gruppi nelle loro riflessioni umane e professionali. Attraverso tre autori, Andrea Zanzotto (Conglomerati), don Andrea Gallo (Angelicamente anarchico), Amin Maalouf (L’identità), vengono affrontati alcuni testi che in forma diversa toccano il tema della centralità della persona, della sua unicità. Sono frammenti di un discorso che si snoda tra la sensibilità per un paesaggio perduto e deteriorato, le vite ai margini e il concetto di identità che è stato (ed è) alla base di pregiudizi che hanno provocato incomprensioni, conflitti, guerre. Uno spunto per ripensare al pianeta come “Terra- Patria”, nel solco del filosofo Edgar Morin: realtà universale in cui tutti siamo uomini, donne, figli; animali, piante. Esseri. Progetto I muri parlano Alessandra Ardia, Dina Dasoki e i Confabula Incontro con Alessandra Ardia e Dina Dasoki per parlare di pietre, di finestre, di racconti e parole del territorio che... si attendono dal pubblico e che saranno restituiti in forma artistica nel corso della prossima edizione del Festival.

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